LA CASA NATALE DI CESARE PAVESE

“Immagini primordiali … mi si sono dischiuse in questi luoghi, anzi in questo luogo, a un certo bivio dove c’è una gran casa, con un cancello rosso che stride, con un terrazzo dove ricadeva il verderame che si dava alla terra e io ne avevo sempre le ginocchia sporche” (1942 – Cesare Pavese a Fernanda Pivano).
La “gran casa”, dove è nato il 9 settembre 1908 si trova fuori del paese, sullo “stradone” per Canelli. 
La sua struttura denota un gusto da piccola borghesia, assai diversa dalla maggioranza delle case contadine dell’epoca. E’ la classica cascina piemontese, risalente alla seconda metà del 1800, costituita dall’abitazione padronale, da quella del mezzadro, dalla stalla e dal fienile; vi si producono uva, granaglie e si alleva bestiame.
Qui Pavese trascorre i primi 8 anni. Alla morte del padre Eugenio, quarantasettenne, cancelliere al tribunale di Torino, la madre Consolina Mesturini nel 1916 vende la casa al cognato Olimpio. Nel 1928 viene acquistata dalla Congregazione dei Padri Giuseppini del Murialdo che ne ricavano una colonia agricola, trasformando la parte rustica in aule, dormitori e cappella. Nel 1947 i Padri Giuseppini cedono a loro volta il tutto alla famiglia Bosca e si trasferiscono a Pocapaglia. Negli anni successivi nel caseggiato si alternano diverse attività artigianali.
A partire dal 1980 diventa la sede del CEPAM, costituito nel 1976 con lo scopo di promuovere lo sviluppo culturale e socioeconomico del territorio. La apre al pubblico e vi allestisce un museo di ricordi dello scrittore. Grazie anche a fondi della Comunità Europea, si procede ad una accurata ristrutturazione, rispettandone l’architettura preesistente.
Partendo dal salone, la “grande cucina”, ora adibito a spazi espositivi, si accede al piano superiore. Nelle stanze sono sistemate bacheche e vetrine che conservano le sue opere e le numerose traduzioni dei suoi testi nelle varie lingue del mondo. Appese alle pareti vi sono fotografie che presentano lo scrittore nei vari momenti della sua vita, ma anche manoscritti e testimonianze di personaggi che lo hanno conosciuto e frequentato. Molto apprezzata è la raccolta di tesi di laurea sulla sua figura e opera. Le camere ospitano dipinti e sculture ispirati a luoghi, personaggi e miti pavesiani. Vi è inoltre un salone multimediale che permette lo svolgimento di varie iniziative. Un abbaino favorisce la visuale sui quattro lati delle colline che circondano Santo Stefano Belbo. All’interno sono sistemate diverse fotografie dei luoghi pavesiani con le didascalie tratte da La luna e i falò.
Sulla facciata che dà sullo “stradone”, adiacente al cancello di ingresso, è sistemata una lapide con la scritta: 
“La mia parte pubblica l’ho fatta – ciò che potevo. Ho lavorato, ho dato poesia agli uomini, ho condiviso le pene di molti”. ( da “Il mestiere di vivere”).
La casa si affaccia su un ampio cortile-giardino circondato da siepi e da alberi. In esso è stato collocato un monumento in bronzo di Pavese con la frase:
“Corse la strada bianca lunga fin presso la casa dov’era nato e si era sognato poeta” (dal racconto giovanile Il cattivo meccanico).

Le attività del CEPAM

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Organizza il Premio Pavese: letterario, di pittura e di scultura;

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Promuove l’Osservatorio Permanente sugli Studi Pavesiani nel mondo;

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Pubblica la rivista “Le Colline di Pavese”;

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Pubblica i quaderni del CEPAM, volumi di saggi internazionali sulla figura e l’opera di Cesare Pavese;

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Cura l’allestimento di mostre personali e collettive di pittura, scultura e fotografia;

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Organizza il premio letterario il “Vino nella letteratura, nell’arte, nella musica e nel cinema” e la collettiva d’arte “Dioniso a zonzo tra vigne e cantine”;

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Organizza il “Moscato d’Asti nuovo in festa”, una manifestazione legata strettamente all’economia del territorio.

Per informazioni:

CEPAM 
via Cesare Pavese, 20
12058 Santo Stefano Belbo (CN)
telefono 0141840990 – 844942

www.centropavesiano-cepam.it
e-mail: info@centropavesiano-cepam.it